Saturday, July 27, 2013

India: blu come il mare piu profondo

L'aereo ha lasciato la costa Est indiana e ha volato per ancora due ore prima che il mare tornasse ad essere sabbia, sabbia bianca e finissima in questo caso perche' il nostro aeroplano, un boeing 737 NG, ci ha portato questa volta alle isole Andamane: blu come il mare piu' profondo e' il mondo che gira, blu come la notte che ci ispira, blu come il cielo una mattina di Giugno, blu-dipinto-di-blu come domenico Modugno. (adesso smetto con le citazioni)



Sembrerebbe assurdo ma dopo tanti mesi avevamo bisogno di una pausa, e non ci sarebbe stato posto migliore che queste isole incontaminate battute dalle pioggie monsoniche. Ci sarebbe piaciuto trovare il sole ma ne abbiamo goduto il privilegio solo per tre giorni su dieci! 

Allora ci siamo accontentanti di girare sotto la pioggia vestiti e senza ombrello, di fare il bagno per togliersi la sabbia e di cercare un posto per mangiare del buon pesce, impresa difficile se si vuole un minimo livello di igiene.

La storia di queste isole e' incredibile, tanti sono gli aneddoti che le riguardano ma uno in particolare ci e' piaciuto di piu': quello dell'isola di Sentinel.

Nell'isola di Sentinel vive una tribu' di neri d'Africa emigrati non si sa bene quando, vivono in totale isolamento e sono ancora all'eta' della pietra, arrivati qui nella notte dei tempi non hanno avuto contatti con altre civilta' a causa del loro brutto carattare: uccidono chiunque si avvicini. Non e' uno scherzo, hanno anche respinto un elicottero che cercava di recuperare i cadaveri di due pescatori indiani che si erano malauguratamente avvicinati troppo all'isola.

Wikipedia in inglese vi dedica una buona pagina: http://en.wikipedia.org/wiki/Sentinelese_people

Noi eravamo invece prevalentemente sull'isola di Havelock, agli antipodi rispetto alla Sentinel !! guardate che meraviglia..








India: se un raggio di sole squarciasse il cielo

Nuova Delhi

Una umidissima mattina di Luglio, in piena stagione monsonica Delhi ci accoglie a pietre in testa. Se sei bello ti tirano le pietre, e questo spiega perche' le abbiano tirate ad Eva solamente!!

Iniziamo col piede storto.. possibilmente i primi giorni vanno anche peggio obbligandoci a districarci tra una serie abbondante di tentativi di spillarci soldi, per la strada, nelle agenzie, alla stazione ferroviaria.. ma non ci perdiamo d'animo perche' vogliamo trovare quell'India amichevole e dal cuore grande di cui tutti ci avevano riferito!!



Agra

Cosi, non senza qualche fregatura, lasciamo la caotica Delhi per andare ad Agra, dove si trova il Taj Mahal
Le fregature sono ancora nascoste ad ogni angolo ma noi restiamo letteralmente senza fiato quando lo vediamo.



Un poeta indiano l'aveva definito UNA LACRIMA SUL VOLTO DELL'ETERNITA' , e credo non esistano parole migliori per definire quello che e' il monumento piu' bello mai costruito per amore di una donna. Si', perche' quello che vedete e' il mausoleo di una donna morta mentre dava alla luce sua figlia.

Tutto il giorno a guardarlo sperando di scorgere un raggio di sole che filtrasse dalle nuvole, ad un certo punto come per magia, il cielo ce l'ha regalato: il marmo bianco si e' acceso e quelle ombre si sono scolpite nei nostri occhi.





Varanasi

A Varanasi invece e' stata tutta un'altra storia, caotica oltre il limite per molti viaggiatori, i monsoni hanno colpito duro liberandoci dalla calura per qualche ora. Varanasi e' la citta' sacra per gli Hindu, dove le cerimonie si susseguono tutto il giorno lungo le rive del fiume Gange.

Gli scalini scendono fin dentro l'acqua per kilometri, in certi punti avvengono le cremazioni a cielo aperto su pire di legno, dove i corpi bruciano e le ceneri vengono sparse nel fiume; in altri punti i credenti entrano a lavarsi seguendo un rituale di purificazione simile al battesimo di San Giovanni Battista nel Giordano, in altri punti allo scendere del buio dei sacerdoti ringraziano e invocano la benedizione del fiume sacro.

Non so come spiegarlo bene, ma assistendo a questi riti vecchi di millenni si avverte un senso di destino.







Fortunatamente il nostro destino sono le Isole Andamane, perle incastonate nell'azzurro chiaro dell'Oceano Indiano.

India: voce allo stupore



India, nel 1947 questo enorme Paese importantissimo per l'equilibrio asiatico ottenne l'indipendenza dalla Corona di sua maestà la Regina di Inghilterra.

Non so come fosse l'India a quel tempo, so che ora è ricca, ricchissima, soprattutto di contraddizioni. Bisogna armarsi di tanta affettuosa comprensione per cercare di giustificare la condizione inumana di tantissima gente. 

Questo sub-continente ha una Natura formidabile, leoni tigri elefanti coccodrilli tartarughe, cascate praterie deserti barriere coralline spiagge.

La gente ti accoglie col cuore in mano, sorride e ciondola la testa quando è d'accordo.

Questa stessa gente, però, getta ogni tipo di rifiuto per terra e accetta una quantità sterminata di poverissimi, con malattie della pelle, che vivono in strada in mezzo agli animali e alla spazzatura. 

Mi hanno fatto notare che bisogna osservare le cose da un altro punto di vista perché tutto deriva della diversa concezione della vita. In India la maggior parte della gente crede nella reincarnazione per cui, dopo questa vita, ne avranno un'altra migliore o peggiore a seconda di quanto bene abbiano vissuto la vita presente, questioni di karma.

Così si giustificano il sistema delle caste, la casta dei mercanti, degli agricoltori, degli intoccabili e così via, senza possibilità di riscatto in questa vita, ma se sarai un bravo intoccabile allora la prossima vita ti riscatterai.

Io nella reincarnazione non ci credo, credo piuttosto che questa sia l'unica mia occasione nell'arco dell'intera eternità, il mio riscatto avvenga ora e non nel futuro; e quando vedo un uomo come me che cerca da mangiare tra i rifiuti, magrissimo e ricoperto di insetti, allora provo compassione, non nel senso di commiserazione o pietà, ma nel senso di partecipazione alle sue sofferenze. 

Provo questa compassione anche per la condizione della donna, costretta ad una costante sottomissione all'uomo, che sia padre o marito, bloccata nella sua emancipazione, nell'ultimo anno addirittura vittima di una crescente ondata di violenze da parte di uomini piccoli come coriandoli.

Provo impotenza di fronte alla società Indiana che produce milioni (letteralmemte) di esseri umani costretti e costrette a vivere in condizioni disumane, come potrebbe piacermi un Paese così? Fino a che punto l'ego accieca il viaggiatore che finge che tutto vada bene fintanto che non è lui a sguazzare nei mondezzai o ad essere violentato?

Sicuramente lo sviluppo vertiginoso dell'economia degli ultimi 10 anni ha accentuato queste fratture e,
d'altro canto, il Governo Indiano si comporta diversamente dalla sua società, pare abbia le idee più chiare;  sta infatti cercando di attuare diverse misure correttive, il cammino è lungo ma se la direzione è giusta prima o poi si arriverà. Tanti dicono che l'India sia in grado di stupire, ebbene io spero mi stupisca al più presto!

Dopo i primi 20 giorni, lo spirito con cui continuiamo questo viaggio è come quello del Sommo Poeta quando scriveva:

m'apparecchiava a sostener la guerra
sì del cammino e sì de la pietate.




Via della Seta: l'angelo custode e il maestro zen

Kashgar è un vero crocevia di genti: Cinesi, Uyguri, Kirghizi, Tajiki, Pakistani, viaggiatori della via della Seta da ogni lato del Mondo; i mercanti di rubini, giada, lapislazzuli e turchesi si incrociano con i mercanti di bestiame in quello che è il centro nevralgico di questa regione. A Est il deserto del Taklakaman, a Sud le montagne dell'Himalaya (tra cui il K2), a Ovest le montagne di Pakistan e Afghanistan, a Nord la via per la Cina.

L'architettura cittadina, le cupole, la Moschea, i vicoli ed i bazar riflettono l'idea romantica di medio oriente, gli odori ed i colori sono così forti che mi si accende la curiosità di sapere che effetto mi farà tornarci magari tra qualche decennio.






Avremmo potuto ubriacarci di sguardi e di intenti e in effetti qualcosa ci è successo, per la prima volta in sei mesi non siamo riusciti a raggiungere una destinazione, Tashikurgan lungo la Karakoram Highway: un giorno passato a studiare come arrivarci, un giorno perdiamo l'autobus, un altro non ci sono più posti e in autostop non riusciamo a fare più di 60 km, un altro ancora dobbiamo stare a Kashgar per recuperare una scheda bancomat smarrita, un altro giorno Tashikurgan è irraggiungibile perché non abbiamo più due giorni interi da dedicarci; condite tutto ciò con notti travagliate e strani sogni ricorrenti e ci sarebbe abbastanza materiale per chi crede nell'Angelo Custode.

E così allegramente ci passano sotto il naso sei giorni, un check out ogni mattina ed un check in ogni pomeriggio presso lo stesso Hotel, l'ex Consolato Russo. L'Angelo Custode ci ha inoltre fatto incontrare due "ragazzotti sulla sessantina e rotti", diversi tra di loro ma estremamente ricchi con 40 anni almeno di avventure in giro per il mondo: insomma dei professionisti. Erano diretti in Pakistan, sulla via che anche noi avremmo dovuto fare e raccoglievano informazioni sullo stato di sicurezza di quella strada che purtroppo attraversa zone di conflitti.

Una calda sera poi, fuori dall'hotel Sahara c'eravamo tutti, immersi nel profumo di quel cemento cotto al Sole, ognuno era nel suo posto naturale, i mercanti di rubini Pakistani, quelli di lapislazzuli Afghani, l'angelo custode ed il maestro zen, i viaggiatori stanchi, alcuni si toccavano il cuore dopo averti stretto la mano, altri facevano un piccolo inchino, tutto era al suo posto, tutto era normale, tutto era propizio, avevamo tutti la stessa età, tutti con quella strana euforia di chi respira sapendo di respirare.

Quella sera decidemmo che avremmo imboccato la strada per Tashikurgan anche sapendo di non poterlo raggiungere: ottima scelta!!






















brrr freddino dai

200km di Karakoram Highway li abbiamo fatti, il resto rimarrà sotto quel velo che nasconde ciò che è remoto.

Lago Karakul lungo la Karakoram Hwy



Pausa per mangiare pane e latte in una Yurta di Pastori Tajiki.


Friday, July 5, 2013

Via della Seta: come tirar per il naso qualcuno più grande di te

Quando si viaggia con pochi soldi sapere contrattare è un arte che può fare la differenza, non importa se non si parla la stessa lingua, lo si può fare a gesti e con le espressioni del viso.


All'oasi di Dunnhuang, in un primo momento pensavamo di aver contrattato così bene da aver battuto tutti, secondo i racconti di altri viaggiatori si poteva pagare un'escursione nel deserto in carovana di cammelli con pernottamento tra i 25 e i 60 euro a testa.

Noi dopo mimiche acrobatiche e storie strappalacrime abbiamo abbattuto il costo fino a 17 euro a testa, entusiasti sigliamo il patto dandoci la mano e appuntamento poche ore più tardi.

Di fatti è solo più tardi, quando ci consegnano i cammelli già carichi di attrezzatura, che capiamo perché abbiamo pagato così poco: nel deserto ci andremo in due, da soli, senza cena, senza guida né carovana, soli con due cammelli.


Soli????? Come è a dire soli??? (Dalla foto sembrerebbe che ce la caviamo meglio di quel che è..!) Come funziona un cammello??? Come mangiamo??? Non sarà un tantino pericoloso? Inoltre da un cavallo puoi salire e scendere facilmente se sta fermo, ma un cammello è alto due metri e mezzo cribbio, e poi ha un'espressione così menefreghista che o ti arrangi o ti arrangi.

Intenerito, il cammelliere ci accompagnerà fin tra le dune ma poi se ne tornerà a casa prima che faccia buio. Così partiamo seppure con qualche remora per la notte, ma la comicità della nostra goffaggine a bordo del cammello aiuta ad esorcizzare le preoccupazioni.

Paolo Conte cantava "Ma quella faccia un po' così quell'espressione un po' così che abbiamo noi prima di andare a Genova", non sappiamo se i cammelli avessero intenzione di andare a Genova ma l'espressione era un po' così:


Un animale incredibile: a differenza degli altri quadrupedi cammina portando in avanti simultaneamente le zampe di destra e poi di sinistra, come se fosse un bipede con le stampelle; beve 90 litri d'acqua a volta e nelle gobbe ha le riserve di grasso. Si conduce con una sola briglia che è ancorata con un chiodo di legno passante nel naso, da una narice all'altra; per salirci bisogna farlo inginocchiare e urlargli qualcosa ma lui, inossidabile, se ne infischia un po' di tutto.


I deserti silenziosi e maestosi, sono simili ai grandi poeti descritti da Dante nella Commedia:

con occhi tardi e gravi,
di grande autorità ne' lor sembianti:
parlavan rado, con voci soavi

Siamo stati solo una notte in tenda nel deserto del Gobi, non è tanto lo so, ma ti apre il cuore: è come sporgersi da un burrone, è come pensare al futuro, è come guardar giù dall'oblò di un aeroplano.








p.s. La fortuna ha voluto che quella notte la luna fosse nel perigeo, ovvero il punto dell'orbita più vicino alla Terra, e se non bastasse quella sera la luna era anche nel segno dello Scorpione: decisamente adatto per il deserto!



Thursday, July 4, 2013

Via della Seta: Marte è vicino


Ingiustamente esclusa dalle guide turistiche Danxia, nei pressi di Zhangyé, è un tributo che la Natura paga ai pittori espressionisti.
Nel Gansu Occidentale dall'alto di un picco si può ammirare questo spettacolo per cui le parole è bene che lascino spazio alle immagini.











Tuesday, July 2, 2013

Turkstan: ovvero come perdersi nei secoli

C'è una terra in Asia Centrale dove la lingua si scrive come l'arabo e il cui parlato assomiglia all'Uzbeko, al Pakistano o all'Afghano. 




Questa terra si trova ad ugual distanza tra Pechino e Istanbul, ad un tiro di schioppo da India, Pakistan, Afghanistan, Kirgizistan, Tajikistan e Kazakhstan. 



I canti dai minareti scandiscono la giornata e rumorosi bazaar definiscono precisi volumi di odori: dai profumi rotondi delle spezie a quelli leggermente acri degli spiedini di montone. Le dune di sabbia potrebbero essere quelle del Sahara, i borghi con mattoni e fango quelli del Marocco, i colori rossi delle montagne quelli di Marte, invece è ancora Cina.
Ma è una Cina strana perché i cinesi con i "tratti cinesi" vengono chiamati coloni.

Tutti hanno bene o male sentito parlare del Tibet ma c'è un'altra regione grande quanto Francia e Germania messe assieme a cui è toccata la stessa sorte: la Kashgaria o, come dicono i cinesi, lo Xinjiang (nuova frontiera); la terra del popolo Uyguro.

La via della Seta andava dalla Cina Orientale fino a Roma attraversando Lontano, Medio e Vicino Oriente. Noi ne abbiamo percorso circa 3000 km partendo dalla Cina Orientale fino al Centr'Asia, attraversando steppe (Mongolia Interna), deserti e montagne (Gansu e Xinjiang).

Il nostro tragitto si potrebbe raccontare in mille maniere ma, dopo tanto andare, ci sono rimasti negli occhi soprattutto la luce e i colori, come una pioggia di stelle filanti. Infatti dalle verdi praterie dell'Est


 ci si addentra nella steppa mongola color verde oliva


e poi si alzano montagne colorate di rosso, giallo, ocra, a strisce oppure monotone


quando la quota scende di nuovo siamo però già nel giallo del deserto, un deserto di dune di sabbia alte anche 1700mt, è il Gobi. 


Il deserto del Gobi si incontra con il deserto del Taklakaman passando per una depressione simile a quella del Mar Morto raggiungendo il suo punto più basso presso Turpan, un Oasi con le case color fango circondata da monti semi franati striati di giallo e rosso, la gente del posto li chiama i monti fiammeggianti


Questi monti fiancheggiano tutto il deserto fino ad arrivare a Kashgar, città dal sapore mediorientale dove i bar del tè si alternano ai fornai di strada. 


La via della seta prosegue poi per il Pakistan attraverso la strada detta Karakoram Highway, una delle meraviglie naturali di questo Mondo. Passa attraverso montagne aride ma magnifiche, attorno ci sono picchi fino a 7000mt e i passi sono fino a quasi 5000mt. La Natura si veste a festa ed i colori tersi si susseguono così velocemente da mozzare il fiato ogni volta che da una curva si svela il nuovo paesaggio. 





Rosso arancione giallo verde azzurro indaco bianco e nero colorano le vallate e le montagne fino a quando un soldato in divisa ti chiederà di fermarti, purtroppo.