Chiamatela pure Cina perché nel 1997 Hong Kong è passata dall'essere un protettorato Inglese ad essere una "regione a statuto autonomo" Cinese, ma Hong Kong è di più, ha una propria identità e te la fa conoscere appena arrivi. Noi siamo arrivati per via terrestre, dalla Cina, una volta superata la frontiera si è aperto un spazio verde, di un verde tropicale che ci ha accompagnato fin dentro i grattacieli dove si parla una nostra lingua, siamo così passati dall'esprimerci a gesti al colloquiare in meno di una fermata di metro.
Hong Kong è la città di Bruce Lee, la città del vecchio aeroporto cittadino che chiedeva ai piloti di girare attorno alla montagna Victoria Peak per allinearsi alla pista e poi scendere tra i grattacieli e il mare. Questa è la città delle imprese che contano nel mondo, dei grattacieli, delle banche offshore.
Hong Kong è la città più NewYorkese delle città del mondo, dal punto di vista cosmopolita, dove ti senti a casa subito, cittadino di una città o di un mondo che ha ospitato qualunque persona avesse l'intraprendenza di credere nel futuro, se vogliamo trovare una rudimentale distinzione tra Oriente ed Occidente è che l'Oriente nel futuro ci crede ancora, crede ancora che chiunque possa dare un contributo per lo sviluppo e per spingere in avanti la linea del tempo.
Le nostra piccole scoperte ad Hong Kong sono invece tutt'altro: è il 70% di territorio che è verde, sono le baie e le spiagge balneabili, sono le isole tropicali intatte nel verde che le ricopre, è l'Hong Kong capace di incredibili magie e di suggestioni metropolitane, di ristoranti aperti tutta notte e bar dove i gruppi musicali che suonano dal vivo si susseguono fino al mattino.
La nostra piccola scoperta è che ad Hong Kong ci si può vivere, è vivibile. Questa è la prima città del nostro viaggio dove lo stile di vita è così scalabile che si potrebbe sceglierselo a piacimento.
Hong Kong ci è piaciuta, molto. Si dice che i luoghi piacciano a seconda delle persone che vi incontri ed è vero; Marzia e Marco non ci hanno solo ospitato ma ci hanno anche accolto, hanno fatto anche di più, ci hanno dato una fiducia completa, una fiducia fatta di fiducia, la fiducia che si accontenta di una parola (altrimenti che fiducia sarebbe). Questo è in fine dei conti quello che Hong Kong rappresenta nella nostra testa: accoglienza e fiducia.
Ad Hong Kong non ci siamo buttati sulle delizie del posto, purtroppo, o forse non siamo stati obbligati a farlo.
Complici di questa disdetta sono stati il ristorante italiano Divino Patio e la chiusura del Dim Sum.
Il Divino Patio ha il buffet col crudo di Parma e il grana, in più un'ottima pizza e golosi come siamo ci siamo drasticamente distratti dal tour gastronomico cantonese.
Il Dim Sum è il ristorante stellato Michelin più economico del mondo, troppo bello per essere vero; ed infatti l'hanno spostato dall'indirizzo che aveva due mesi fa e nessuno ha saputo dirci dove trovarlo.
Qualcosa però l'abbiamo assaggiato, incluso la famosa "eggtart" di cui non c'è la foto: una specie di crostatina di pasta sfoglia col ripieno di zabaione poco zuccherato.
1. La situazione in Pakistan si sta scaldando troppo per poterlo attraversare in sicurezza: una buona regola che abbiamo imparato è quella di non sfidare la vita per niente.
In Pakistan è in corso una guerra su più fronti: sul fronte Indiano si contendono il confine del Kashmir, sul fronte Afghano si prendono bombe dai droni americani che cercano talebani nascosti. Come se non bastasse ci sono anche gli attentati e le autobombe dell'esercito Pakistano in una specie di "strategia della tensione" made in Pakistan.
2. Adesso siamo a Pechino, stiamo facendo il visto per l'India.




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